Tradizione familiare…

Tramandata di generazione in generazione

Amore per la vite e i suoi frutti

Amore per la grappa…

 

La nostra storia si racconta così

 

La nostra storia, amore per la distillazione

Beniamino Maschio si definiva “innamorato delle grappe di monovitigno”.
Da tempo ha lasciato le redini dell’azienda ai figli Alessandro e Flavia: Alessandro, padre di cinque figli, è distillatore fra i più attivi e innovativi nella sua terra, il Veneto, che brulica di distillerie.

Presidente dell’Istituto Grappa Veneta, ha dato impulso alla produzione di monovitigno (Cabernet, Chardonnay, Manzoni bianco, Moscato, Pinot Grigio, Prosecco, Sauvignon), ma ha anche messo a punto vere chicche del mondo del bere generoso quali le grappe di Amarone, di Prosecco e Cartizze (affinata per circa 3 mesi in piccole botti di ciliegio selvatico) e la Brenté, da grappe di Pinot e Prosecco (invecchiate da 3 a 9 anni in botti di rovere).

Dobbiamo fare ritorno alla metà dell’800 quando due giovani sposi della famiglia Maschio che vivevano in una casa patriarcale a Cismon, sulle pendici del Monte Grappa, accolsero l’invito di Francesco Giuseppe e partirono per la Transilvania (Romania), nei Balcani. Laggiù c’era bisogno di braccia per costruire una ferrovia.

In quel lontano Paese la famiglia s’ingrandì e, terminata la strada ferrata, cercò altre attività tra cui la distillazione di frutta e vinaccia, sotto l’egida dei discendenti del principe Vlad, più noto come Dracula.

Poi, un bel giorno, sentendo forte la nostalgia per la terra natale, alcuni membri decisero di tornare in Veneto: correva l’anno 1892 quando uno dei Maschio, Antonio, giunse a Vazzola, nella Marca Trevigiana e, dopo poco tempo, costruì una piccola distilleria, dando inizio alla grande avventura nell’affascinante mondo della grappa.

Giuseppe, uno dei figli di Antonio, si sposa il 17 febbraio 1900 e, mentre sviluppa la distilleria paterna, arricchisce la sua casa di ben dodici figli. Fra questi ci sono Bonaventura (creatore d’una famiglia di distillatori, con sede a Gaiarine, nel Trevigiano), padre Aurelio (missionario salesiano, chiamato il Don Bosco dell’India per le tante grandi opere umanitarie lì create e tutt’ora pienamente funzionanti) e, l’ultimo dei fratelli, grande maestro nell’arte della distillazione e padre di Alessandro, il giovane produttore con distilleria a San Michele, di Feletto, alle spalle di Conegliano (Treviso)

 

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